il Lapidario - Contrappasso

Il termine, di dantesca memoria, deriva dal latino medievale contrapassum, composto di contra «contro» e pati cioè «soffrire» (al participio passato passus).

Indica la corrispondenza della pena alla colpa, consistente nell’infliggere all’offensore la stessa lesione da lui provocata all’offeso.

Nella Divina Commedia indica appunto il rapporto per cui la pena alla quale sono sottoposti i peccatori nell’oltretomba riproduce – in estensione o in contrasto – i caratteri essenziali della colpa, o alcuni di essi:

Perch’io parti’ così giunte personePartito porto il mio cerebrolasso!Dal suo principio ch’è in questo tronconeCosì s’osserva in me lo contrapasso (Dante, Inf. XXVIII, 139-142).

Il poeta osserva un dannato che avanza privo della testa, che tiene in mano per i capelli come fosse una lanterna, che guarda i due poeti e si lamenta. Quando il dannato giunge sotto il ponte dove sono i due poeti, alza il braccio con la testa e rivolge loro alcune parole: si presenta come Bertram del Bornio, che seminò discordia tra il re d’Inghilterra Enrico II e il figlio, il re giovane Enrico III. Dal momento che egli ha diviso persone così unite ora procede col capo separato dal corpo. Il dannato invita quindi Dante a osservare in lui la pena del contrappasso.

In copertina: G. Doré, Bertram del Bornio

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