Eravate rimasti fermi al latinissimo ‘virus’? Non basta. Oggi dobbiamo parlare di spyware, adware, dialer, rootkit, worm, keylogger, hijacker… tutti termini (inglesi) ricollegabili al computer, all’informatica e alla macro-categoria dei virus.

Ve n’è tuttavia uno che negli ultimi mesi ha avuto particolare fortuna: trojan. Sì, perché non è più solo un software malevole, che consente di spiare il computer nel quale è entrato, appunto, come un cavallo di Troia (e, cioè, con parvenze bonarie), ma è diventato un anglismo giudiziario.

All’insaputa del target, i ‘trojan’ sono “iniettati” su pc o dispositivi mobili per captare conversazioni, immagini, messaggi, e anche spostamenti e incontri potendo registrare con videocamera. E la legislazione ha recentemente introdotto il concetto di “captatori informatici”, che però tutti continuano ostinatamente a chiamare “trojan horses”.

Peccato, perché questa volta il Legislatore ci aveva messo la buona volontà: l’espressione “captatore informatico” non è male. Ma nessuno (né giornali né operatori giudiziari) la usa… Del resto, vuoi mettere il fascino di “trojan horse”?

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