Ogni giorno, da mesi, siamo aggrediti da penosi numeri, che ci danno l’idea della sofferenza di tanti, e del rischio che ciascuno di noi corre.

Eppure questo non è un post triste, quanto piuttosto di esasperazione e disperazione. Perché non è possibile sentire sempre la stessa cantilena: “In aumento il numero di positivi e il numero di tamponi”. Oppure: “Positivi in aumento. Effettuati meno tamponi di ieri”. E così via. Ma mai, mai che qualcuno realizzi quella banalissima operazione matematica che potrebbe darci un’idea un po’ più precisa del concetto di altalena instabile che ci viene trasmesso: dividere il numero di positivi per il numero di tamponi effettuati, e moltiplicare per cento [(positivi/tamponi)x100]. Avremmo così una bella percentuale: quella di quanti, ‘tamponati’, sono risultati positivi.

Qualcuno potrebbe dire che la positività non è relativa a quel preciso campione processato e citato? E allora che i ‘positivi’ vengano comunque agganciati al gruppo verificato. O che comunque si provveda a fornire dati in modo più coordinato. Perché così è solo un vero ed inutile stillicidio numerico.

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