Il vaccino non c’è ancora, ma è atteso. Siamo sicuri che sia atteso da tutti?

Quando sarà disponibile si porrà non solo il problema di renderlo disponibile gradualmente (partendo dai medici e dai militari, e poi passando al resto della popolazione) ma anche di farlo assumere. Siamo cioè certi che verrà recepita facilmente qualunque indicazione in merito? Sarà davvero facile farlo assumere a tutti?

Com’è noto (a molti, anche se non a tutti) la non-assunzione di un vaccino può rappresentare un problema non solo per la persona che decide in tal senso, ma soprattutto per gli altri (immaginiamo una percentuale di soggetti, sull’intera popolazione, che non accetta di vaccinarsi e alcuni di questi soggetti che, divenuti magari positivi ma asintomatici, circolano liberamente).

Possiamo accettare simili rischi? Cosa si intende fare riguardo alla obbligatorietà del (futuro) vaccino? È forse bene cominciare a ragionarci, e per tempo. Abbiamo diversi mesi a disposizione per ragionare su obbligatorietà, divieti, linee-guida e quanto in generale possa servire per evitare confusione e, soprattutto, tensioni sociali.

Anche se, a dire il vero, temo che l’inverno e il nuovo anno possano portare nuovi fronti polemici non più sull’origine del virus ma del suo vaccino e sui suoi effetti indesiderati. Come a dire: la soluzione può anche essere peggio del problema…

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