C’è da non credere a quanto si sta apprendendo in queste ore sulle indagini che hanno portato all’arresto di alcuni carabinieri a Piacenza. Sostanzialmente, l’inversione delle parti: presunti trafficanti arrestati per venire in possesso della droga, da rivendere poi sul mercato; lockdown violato in virtù di superpoteri autoconferiti e non discussi o discutibili (fantastico il carabiniere che, quando capisce che il lockdown-party è nella “villa” del “capo”, fa tornare indietro la pattuglia chiedendo anche scusa); forse superiori non-vedenti e non-udenti oggi apparentemente all’oscuro di tutto. Insomma: Tony Montana di Scarface? Superato. La sua Miami? Anche.

Che disastro. Nessuno fiatava? Cittadini, colleghi, altre autorità? Un contesto apparentemente malavitoso e omertoso (se fossimo stati in Sicilia i termini sarebbero stati scomodati con maggiore facilità), che nuoce gravemente all’immagine di una benemerita che ha subito solo negli ultimissimi anni colpi piuttosto duri.

Ovviamente le indagini non sono sentenze definitive (anche se certi dialoghi intercettati resteranno comunque, e appaiono inequivocabili) e tanto meno si può sentenziare su tutto un Corpo (e altre istituzioni) che ha indubbi meriti. Ma, analogamente ai magistrati e ad altre figure dello Stato coinvolte in tempi recenti in fatti piuttosto antitetici rispetto a funzioni e decoro, occorre che tutti – a cominciare dai vertici delle istituzioni interessate – rinuncino a quell’aura di candore che i cittadini dovrebbero riconoscere loro a prescindere. Valutiamo singoli fatti e persone, ma senza presunzioni di illibatezza.

Nessuno è intoccabile finché sbaglia.

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