Davvero la ‘battaglia’ intrapresa per cacciare i Benetton da Autostrade è utile? Davvero si risolveranno tutto d’un botto, per incanto, i problemi che affliggono la rete autostradale italiana? Davvero da domani non cadrà più un ponte, e tutti potremo circolare più sicuri?

La “cacciata dei Benetton” è il volto demagogico di una parte (almeno) di questo Governo: dover andare dietro ad una esternazione mai ponderata, per non ritrovarsi poi orde di elettori delusi alle (vicine) elezioni.

Del resto, per i fatti di Genova esiste una indagine penale e i conti alla fine si faranno. Quanto al futuro, le norme per il controllo e la manutenzione delle infrastrutture già esistono, ma vanno fatte rispettare con controlli severi (e chi deve controllare, se non anche il Ministero dei trasporti?).

Si poteva ragionare su inasprimento di sanzioni, controlli più a tappeto, investimenti sulle infrastrutture e sugli stessi controlli e sulla doverosa manutenzione. E invece cosa si fa? Si sceglie di scagliarsi contro i ‘padroni’, contro coloro che hanno lucrato (si sostiene) risparmiando sul necessario, e – dovendo tener fede ad un impegno gridato più volte da quel balcone virtuale che sono i social (non meno ambiguo e pericoloso di un altro storico balcone) – i gridatori ora sono pronti a far rischiare alla collettività l’enorme salasso di questa scelta in termini di penali e conseguenze varie. Per un totale di 23 miliardi (stimati).

Questo Paese si abitua troppo ai proclami. Ci crede. Li vuole: perché fanno sognare, e forse compensano piccole e grandi frustrazioni. Ma poi fanno molto male.

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