La magistratura deve recuperare credibilità, ha sostenuto il Presidente Mattarella. Bene, giusto: doveroso intervenire.

Cosa cambierà, ora? Non vorrei apparire disfattista. È però un bene se gli Italiani capiscono definitivamente che i magistrati sono esseri umani, non avulsi da tentazione, invidia, ambizione, odio, astio, e tanto altro ancora così fortemente ‘umano’.

Sì, perché spesso si è sentito parlare dei magistrati come di esseri superiori al comune sentire e ai vili sentimenti umani, dai quali sarebbero per natura e per concorso destinati a restare separati.

Poi, però, si scopre che molti di loro si comportano né più né meno come quelli che loro devono giudicare. E così anche quelli (CSM) che devono giudicare chi deve giudicare. Insomma: un perverso meccanismo dove non si riesce evidentemente a sbattere fuori il complesso delle umane debolezze e della prevedibile imperfezione che contraddistingue il genere umano.

Certo, d’accordo col Presidente Mattarella: va ricostruita la credibilità della magistratura (che, va detto, è fatta anche di tantissimi uomini che, seppur imperfetti, lavorano con coscienza e risultati). Ma per fare ciò occorre anche una premessa socio-culturale: vanno considerati quel che sono. Umani, imperfetti, e dipendenti dello Stato.

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