Ancora tutti a parlare di Montanelli? E allora di lui (e di altri) voglio parlare anche io. Sì, invitandovi a vedere due video e a leggere un articolo. Nel primo, del 1969, Montanelli viene intervistato da Gianni Bisiach nella trasmissione “L’ora della verità” a proposito dell’esperienza coloniale (parliamo degli anni Trenta del secolo scorso), scontrandosi con l’attivista femminista Elvira Banotti:

“L’ora della verità” di Gianni Bisiach (1969)

Nel secondo video, del 1982, è intervistato da Enzo Biagi nella trasmissione “Questo secolo”:

“Questo secolo” di Enzo Biagi (1982)

Infine, in questo terzo documento, del 2000, Montanelli risponde ad una lettrice nella sua rubrica sul Corriere della Sera (“La stanza di Montanelli”) e descrive nuovamente l’avventura africana (con dettaglio sulla tipologia di accordo per poter utilizzare la ragazza, una specie di odierno leasing, e con dolosa o senile rettifica dell’età della giovane, 14 anni, fino ad allora da lui stesso sempre descritta come dodicenne):

Quello che appare sconcertante è l’assoluta ed immutata strafottenza nei confronti del fatto di aver preso in moglie una bambina africana (“un animano docile”, sintetizza a Biagi), spiegando che “lì” si faceva così (e dando costantemente dell’imbecille a chi non se ne faceva una ragione). Non una parola di biasimo per un comportamento che, seppur tenuto in giovane età (25 anni… mica poi tanto), poteva oggettivamente apparire riprovevole all’uomo più maturo (quale era Montanelli in entrambe le occasioni televisive, e ancor più in quella di inizio nuovo millennio).

E invece niente. Anzi, il racconto scivola via accompagnato dal piacere della rievocazione, suo e di chi lo ascolta o lo legge (nell’evento del 1969 quando Montanelli parla di ‘dodicenne’, si sente un ghigno di compiacimento – proveniente da qualcuno in studio – che procura brividi quasi più del racconto stesso).

Splendido l’intervento (sempre nella trasmissione del ’69) della solitaria attivista femminista Elvira Banotti, che lo affronta impavida.

Capita, e capiterà ancora, che nella storia dell’essere umano si esaltino figure che, se brillano per qualcosa, dovrebbero tuttavia marcire nell’ombra per altro: scrittori, politici, sportivi, attori, papi ecc. L’elenco sarebbe lungo. A molti di questi sono state dedicate statue e riconoscimenti vari, che periodicamente vengono ridiscussi, ritirati, distrutti ecc. Ma l’invito non è ad imbrattare una statua o a tirarla giù: non è certo questa la soluzione. Cosa facciamo? Per coerenza, cominciamo abbattendo la statua di qualche imperatore romano?

No, non ho soluzioni da proporre. Gli errori del resto capitano; certo, ammetterli sarebbe già qualcosa.

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