Non ho mai potuto sopportare la stretta di mano, spesso unta e bisunta; per non parlare del bacio, doppio o triplo, che le persone si scambiavano anche dopo essersi visti magari solo il giorno prima. Bene, da qualche mese tutto archiviato. Che gioia!

E ora cosa devo vedere? Il bacio del gomito. Anzi, più che bacio, si tratta di uno sfregamento, uno strofinamento compiaciuto, con lo sguardo languido di chi ti sta dicendo: “Vorrei fare di più, ma non posso”.

Un petting insostenibile, da fare e da vedere.

Proprio ieri osservavo il nostro Presidente del Consiglio (tranquilli: questo non è un pezzo di politica!) andare a cercare tutti gli ospiti, agli Stati Generali (ma si scrivono con la maiuscola o dipende dal livello che si vuole dare all’evento?), e darci vistosamente di gomito, davanti alle telecamere e agli altri ospiti, a loro volta visibilmente desiderosi di essere sfregati dal pinguino salutatore di turno.

Gomitevole. Per carità: il nostro Presidente Conte è incolpevole. Meno forse il gesto che questi difficili tempi sembrano invece suggerire come new entry del galateo.

Ma è davvero così? Non credo proprio che il Covid-galateo possa tollerarlo. Non sarebbe forse meglio utilizzare la mimica facciale, un sorriso sincero con contatto visivo, un inchino accennato? E poi, comunque, la maschera oscura forse il sorriso, ma non certo la favella, e dunque una bella frase di circostanza è sempre possibile.

Insomma, alternative ce ne sono, e sono sicuramente migliori dell’inelegante balletto del gomito.

Accettabile solo quello cinematografico in “Frankestein Junior” di Mel Brooks (1974).

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