L’idea di un orologio intelligente, in grado di fare altre cose oltre a mostrarci l’ora esatta, non è nuovissima.

Il marchio che possiamo definire il pioniere di questo particolare settore della tecnologia è della giapponese Seiko. Nell’ormai lontano 1972 lanciò sul mercato, dando origine a una nuova categoria di prodotti, il Pulsar P1. Il Pulsar fu il primo orologio da polso ad adottare un display con tecnologia LED che, anche solo nella grafica, regalava un assaggio di quello che sarebbe stato il futuro. Da lì a poco, ma per molti anni a venire, tutti gli orologi “moderni” si sarebbero avvalsi di questa tecnologia.

Nel 1977, HP produsse invece l’HP-01. Rispetto a quelli di oggi, non riusciva a fare telefonate, inviare messaggi o collegarsi a Internet. Si limitava a timer, cronometro, calendario, promemoria, sveglia, calcolatrice, e pianificatore quotidiano.
Due anni dopo la sua introduzione, l’HP-01 andò fuori produzione a causa delle scarse vendite. Il prezzo tra i 650 e i 750 dollari non lo aveva aiutato a sfondare.

Il vero inizio della storia dello smartwatch si può però verosimilmente datare nel 1982, con un diretto successore del P1, il Seiko Pulsar NL C01. Poco si sa di questo primo timido tentativo se non che era in grado stivare al suo interno pochissimi dati, sufficienti però per poterlo ascrivere di diritto alla categoria dei MemoryBank. Quando anche gli elaboratori di grandi dimensioni avevano memoria e potenza paragonabile a un qualsiasi smartphone di fascia bassa dei giorni nostri, un orologio al quale poter affidare brevi memorie o qualche numero di telefono aveva comunque un che di miracoloso.

Successivamente, Seiko continuò a produrre orologi avanzati per l’epoca, come il RC 1000 (1984), compatibile con i primi Macintosh e col Commodore 64; l’orologio-cercapersone Receptor (1990) e il Ruputer (1998), con processore 16 bit, 128 MB di RAM e possibilità di essere programmato in linguaggio C.

Tra fine anni ’80 e inizio 2000 altri marchi produssero rudimentali smartwatch, come Casio (con i DataBank), Timex, Samsung e Citizen. Microsoft produsse dal 2004 al 2008 lo SPOT, che restava in collegamento col web col broadcast FM (quello delle radio a onde medie), informando l’utente sulle ultime notizie e sui suoi messaggi, senza però poter rispondere. A introdurre il Bluetooth fu Samsung nel 2009 col Watch Phone. Tra gli altri telefoni da polso o watch phone ci fu l’LG GD910.

Nel 2010 ci fu poi il boom degli smartwatch, col Sony Ericsson LiveWiew per Android, Allerta InPulse per BlackBerry OS.

La storia più recente è poi nota: Apple.

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