Sir Paul McCartney è costretto ad annullare i due concerti previsti in Italia a giugno (Napoli e Lucca). Nessun rimborso, ma in cambio solo dei voucher.

“È veramente scandaloso – scrive l’artista su Facebook – che coloro che hanno pagato un biglietto per uno show non possano riavere i loro soldi. Senza i fan non ci sarebbe musica dal vivo. Siamo fortemente in disaccordo con ciò che il governo italiano e Assomusica hanno fatto. A tutti i fan degli altri Paesi che avremmo visitato quest’estate è stato offerto il rimborso completo. L’organizzatore italiano dei nostri spettacoli ed i legislatori italiani devono fare la cosa giusta in questo caso. Siamo tutti estremamente dispiaciuti del fatto che gli spettacoli non possano avvenire ma questo è un vero insulto per i fan”.

Non sono mancate risposte e polemiche, e polemiche risposte. Assomusica e organizzatori, cui si è aggiunto anche qualche artista (Gianna Nannini), hanno accusato McCartney di essere perfettamente a conoscenza del meccanismo applicato: avrebbe lui dovuto prevedere nuove date dei concerti, nel 2021, per rispetto dei fan.

Il problema è che qui non stiamo parlando di buoni-pasto. Se spendo 200 (e più) dei miei euro perché voglio vedere Paul McCartney, non posso essere poi costretto a vedere 2 concerti di Gianni Morandi e 1 show del mago Otelma (detto con tutto il rispetto per gli artisti). Così come non si può pensare che un artista (magari prossimo agli 80 anni) debba essere comunque costretto a fare piani per il 2021 (o a rivederli).

Nessuno può essere costretto a fare cosa. Come i soldi erano usciti, così dovevano ritornare. E per eventuali gap c’erano specifiche assicurazioni a copertura.

La prestazione di un artista non è un bene sostituibile: non può essere sostituita con altri beni della stessa specie, perché è unica.

Diversamente, quando sarà il momento di versare allo Stato le tasse, potrei anche optare per sostituire la mia prestazione con delle poesie. Ne scrivo di molto belle.

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