Il Governo ha lanciato in questa settimana il disegno di legge definito “Family Act”.

Si tratta di una serie di previsioni a sostegno delle famiglie (natalità, occupazione femminile, giovani coppie ecc.). Un progetto ritenuto importante, e dunque meritevole di un’espressione inglese. Una scelta che, analogamente ad altri casi, è invece la manifestazione di un serio problema di identità, se non anche di un complesso di inferiorità.

Una scelta che, peraltro, presta il fianco anche a dubbi di natura tecnico-giuridica sulla sua rubricazione (non si tratta di un disegno di legge che va a disciplinare l’intera materia del diritto di famiglia ma solo ad introdurre alcuni elementi, correttivi ecc.).

Ma, al di là di tutto ciò, si poteva fare diversamente? Ovviamente sì. Si poteva parlare di “Interventi a sostegno della famiglia”, ma sarebbe stato forse troppo banale e analogo a tanti altri “act” già visti. E allora la scelta era obbligata.

That’s all.

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