La HBO, nota emittente televisiva americana via cavo, ha rimosso dal proprio palinsesto “Via col vento”, celeberrimo film del 1939 (tratto dal romanzo omonimo di Margaret Mitchell), per i suoi contenuti razziali.

Più precisamente, assicura che lo riproporrà ma contestualizzandolo al periodo storico (ma a quale? a quello che descrive – la guerra civile americana – o a quello in cui è stato realizzato – l’America poco prima della seconda guerra mondiale?).

Stiamo parlando del film che quasi tutti noi (almeno fino ai millennials) abbiamo visto. Quello in cui Mammy (Hattie McDaniel, la prima attrice afroamericana a vincere un Premio Oscar) ci faceva sorridere con la sua mole e i suoi modi burbero-affettuosi, e con la sua parlata da indigena appena incontrata da Colombo (a proposito: a Colombo in questo periodo sta andando anche peggio).

In buona sostanza, è cominciata una sorta di revisionismo autoanalitico. E il “Via col vento” di Victor Fleming evidentemente è il primo in lista.

Hattie, la non-protagonista “di colore”, vince l’Oscar, sì, ma per un ruolo degradante, che rappresentava uno degli stereotipi black al cinema: la domestica fidata, docile, priva di backstory come di una propria vita (che non fosse l’assoluto servizio alla padrona).

Tuttavia, il film ci propone anche un’altra figura femminile: quello di Rossella O’Hara (Vivien Leigh) è un personaggio femminile moderno come pochi ce ne sono stati nel cinema di ieri (e forse anche di oggi). Frivola, indipendente, audace, cinica, volgare e spietata. Fu lo stesso Fleming a definirla, senza troppi giri di parole, «fondamentalmente una puttana».

Dunque nello stesso film – alle soglie di un conflitto bellico – si propone al grande pubblico una America che racconta (esaltandoli?) i valori schiavistici e una America capace di esaltare (indirettamente?) una donna fastidiosa per molti uomini (di allora, e non solo).

Quanto era moderno “Via col vento”? Di certo paradossale. Forse quanto l’America di oggi.

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