Quella di George Floyd è stata una tragedia. Evitabile, certo.

Ma in tempo di pandemia non erano forse da evitare anche i successivi sit-in e cortei – di protesta, preghiera e presenza – che molti hanno alimentato?

Francamente non capisco l’incoerenza di fondo che regola il mondo, e la colpevole tolleranza che mostriamo di fronte ad un comportamento concretamente scorretto ma realizzato per un fine che astrattamente ne giustificherebbe il mezzo. E questo sulla base di valutazioni esclusivamente soggettive.

Cioè, un fatto oggettivamente inequivocabile – un assembramento è facile da individuare – viene valutato come “non-assembramento” perché così si vuole.

Non ci si è fermati davanti ai funerali dei propri cari, impedendo gli ‘assembramenti’, e si tollerano quelli del pianto collettivo o – peggio ancora – della politica in crisi d’astinenza da piazza?

Siamo di fronte al “c’è ma non c’è”, “si vede e non si vede”, “non è così come appare”, e simili. Tutti figli del “salvo intese”.

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